Le interviste della Scimmia

Techno_Chimp/ Giugno 28, 2018/ amicideimonkeys, iniziative, interviste, opinioni, raduni, viaggi/ 0 comments

Inauguriamo questa nuova rubrica del nostro sito con il contributo di uno dei più eclettici personaggi del mondo Vespa, nonchè Presidente dell’Ape Club d’Italia. Stiamo ovviamente parlando di Fabio Cofferati, che si è gentilmente prestato a fare da apripista e a battezzare questa iniziativa, motivo per il quale gli siamo molto grati! Questa concessione và ad aggiungersi alla lista dei debiti che abbiamo con lui e che abbiamo intenzione di ripagare con un bel piatto di anolini a tempo debito 🙂

Ma andiamo a cominciare, naturalmente con una auto-presentazione!

Fabio Cofferati, nato a Fiorenzuola d’Arda (PC) il 18/05/1977, ho vissuto fino a 32 anni a Villanova Sull’Arda (PC) e poi mi sono trasferito a Salsomaggiore Terme (PR) dove vivo tuttora.
Non ho un vero e proprio soprannome in ambito vespistico, però quando frequentavo VOL (Vespa On Line) il mio nick name era “Shitman” (l’uomo di merda) il che può far sorridere e svalutarmi, però…paese che vai e usanze che trovi: negli stati del Sud degli Stati Uniti questo termine indica un uomo spontaneo, sincero, generoso, verace; senza artefatti. Proprio come può essere la merda, che viene fuori così com’è, senza arzigogoli. E devo dire che in questo secondo caso la definizione mi calza a pennello. Quando ho iniziato ad andare in Vespa a 14 anni (anzi, a 13 di nascosto..) ero ben lontano dal conoscere le realtà di club o associazioni. A cavallo tra gli anni 80 e 90, con l’avvento dei nuovi scooters automatici belli, colorati, facili e puliti; chi aveva la Vespa come me era deriso e sbeffeggiato, spesso mira di scherzi crudeli (pipì o zucchero nel serbatoio, gomme sgonfie, Vespa buttata in terra, presa a calci o nascosta). Nel 1999 ho iniziato a “paciugare” sul PC in cerca di notizie per restaurare una vecchia Vespa e mi sono imbattuto appunto in VOL dove ho trovato amici che avevano la mia stessa passione, poi in età più matura ho saputo che a Piacenza c’era un vero e proprio Vespa Club. Dopo alcuni anni (2001) mi sono finalmente iscritto ed ho iniziato a frequentare l’ambiente vespistico. Da allora sono sempre stato fedele al club della mia città: un po’ per orgoglio d’appartenenza, ma anche e soprattutto perchè lì ho trovato veri amici e compagni con cui condividere una stessa passione, anche al di fuori dalla vita di Club.

Quali e quante vespe possiedi? (se sono troppe indica solo le tue preferite)..

Per viaggiare: PX 200. Un vero e proprio “mulo”. Indistruttibile, inossidabile, affidabilissimo a riprova degli oltre 40 anni di produzione. Affascinante la versione senza frecce, ma secondo me il TOP è l’ultima versione 1998/2000 con avviamento elettrico, miscelatore, freno a disco di serie: l’ultima vera Vespa; poi dal 2001 è iniziata l’era dei catalitici…
Per eleganza: 150 VL3 del 1956. All’epoca era già sinonimo di chi aveva un pò più di possibilità economiche e spesso i proprietari di 125 faro basso toglievano il faro sul parafango e aggiungevano quello sul manubrio per far vedere di essere “in grana”. Ha una linea che è un “must” e piccoli accorgimenti tecnici adottati per la prima volta dalla Piaggio (Batteria e relativo impianto elettrico migliorato, freni potenziati, cilindrata maggiorata, contachilometri di serie).
Per sportività: 125 Sei Giorni 1951. Dico solo che già a vederla, toccarla o sentirne il motore rombare, vengono i brividi.
Le Vespa a marce mi piacciono tutte, tutti i modelli, anche quelle che in passato non mi piacevano o non mi “prendevano” piano piano hanno preso un posto nei miei gusti; ma se devo aprire la porta del cuore la mia Vespa preferita è quella che oltrepassa il mero ruolo di essere un oggetto (o un mezzo di trasporto) e si evolve diventando una simbiosi uomo-macchina. E’ un concetto che non tutti potranno cogliere appieno. Alcuni diranno: io alla mia Vespa ci parlo, io alla mia Vespa ho dato un nome, io la porto a dormire in salotto. Nel mio caso è la Vespa che mi parla. E infatti non tutte le Vespa che uso hanno un nome, in quanto esso scaturisce usandola, ma non è detto che emerga. C’è invece una Vespa, la mia preferita, che ha un nome, un cognome e addirittura un soprannome. Si chiama Gina Landini “la bestemmia”: è una Rally 200 del 1974. Non la possiedo, mi possiede dal 2000 e da allora io e lei ne abbiamo combinate veramente troppe, mi ha trasmesso sensazioni incredibili; anche se non abbiamo fatto viaggi stratosferici. Ci siamo semplicemente trovati (forse cercati). A volte penso che se me la rubassero la mia vita non sarebbe più come prima. Mi hanno fatto anche offerte cospicue in denaro, ma io ho puntualmente risposto: “venderesti una persona che ami?”

Quale vespa non possiedi ma desidereresti avere? Perché?

Ho pensato che se un giorno dovessi non possedere più una sola Vespa, sarei comunque veramente felice per aver conosciuto questo mondo. Mi ha dato tanto e continua a darmi. Ogni giorno è una scoperta e per un animale curioso come me, è il sale della vita. Per essere vespisti non è necessario avere una Vespa, però se alla base del tuo carattere non ci sono certe caratteristiche, non si può comprendere appieno questo stile di vita.
Detto ciò, come tanti, del resto…mi piacerebbe trovare una 98 a un prezzo ragionevole. E’ l’unico modello che non ho mai provato (anche se mi è stato offerto, ma le cose degli altri non le provo per principio) e sarei veramente curioso di metterci le mani per riportarlo in condizioni d’uso e poi guidarlo per vedere quali sensazioni ti può dare.
Se non lo troverò, pace. La sera dormo lo stesso e non sono certo il tipo che spende cifre folli per un capriccio.

Da quando possiedi la prima vespa?

La prima Vespa tutta mia mi fu regalata da mio padre per i 14 anni nel 1991. E’ una PKS 50 del 1986. Avevamo una 50 Special di mio nonno, con la quale ho imparato a guidare, ma quando avevo 13 anni mio padre l’ha venduta. Io volevo la Vespa e lui dopo numerose ricerche un giorno venne a casa con un PK rosso tutto scassato. L’estate la passai con Giulio, un vecchio meccanico del paese, che a tempo perso me la metteva a posto ed io lo aiutavo, nei limiti delle mie conoscenze. A Settembre era pronta: livrea blu elettrico metallizzato, motore 50 codice e monosella perchè non dovevo caricare nessuno. Ci cambiai 6 motori, fino ad arrivare a 130cc, poi a 19 anni, con la patente, la vendetti a un indiano, ma andava troppo forte e lui aveva paura, poche settimane dopo me la riportò indietro. La vendetti di nuovo a un’altro indiano, che qualche anno dopo prese la patente e preferì l’automobile, quindi me la rivendette ancora. La seconda volta che tornò a casa capii che doveva restare

Se possiedi una vespa da più decenni, come è cambiato (se è cambiato) il suo utilizzo da parte tua?

Non è cambiato, nel senso che è e resta un mezzo di trasporto che uso quasi quotidianamente per spostarmi, viaggiare, andare in vacanza, andare ai raduni ecc.. quel che è cambiato è l’allestimento e la preparazione del bagaglio a seconda del viaggio che devo fare.

Descrivi il tuo raduno ideale.

In quasi vent’anni ne ho visti veramente di tutti i colori e di tutti i tipi. Per me il raduno ideale è quello dove c’è poca gente e riesci a fare bene o male una parola con tutti, dove chi organizza lo fa per il piacere di ospitare e non di guadagnare, chi viene porta allegria e se ne va con un sorriso e un bel ricordo. Naturalmente buona cucina, bei panorami e se possibile, un pò di cultura.
Però come dico sempre, le più belle giornate le passi con pochi amici sinceri, partendo e non facendo troppi programmi, mangiando pane e salame davanti a un bicchiere di vino. Giornate così restano nella mente più di 1000 raduni.

Fai outing: hai mai caricato la vespa su un furgone/carrello? Se sì descrivi un episodio.

Si, a volte è capitato. Prima ero un duro e puro, non facevo nemmeno autostrada (in Vespa), però a volte capita che le poche ferie, i tempi ristretti, i vari impegni di chi viaggia con te, ti portano ad ottimizzare il poco tempo a disposizione. Così il desiderio di andare a un raduno per passare bei momenti con gli amici trova il compromesso nel furgone. Ricordo con piacere l’Eurovespa 2009 dove partimmo in 9. 7 vespati e io ed un amico col furgone assistenza, dove caricammo quintali di provviste, un frigorifero, griglia e mille cose. Furono 4 giorni veramente belli e durante quel viaggio nacque una storia d’amore tra due miei amici che prosegue a tutt’oggi e ha avuto come suggello la nascita di una bimba.

In viaggio: da solo o in compagnia? Nel secondo caso, chi è il tuo compagno/a preferito? (fai un nome).

Ho viaggiato molto sia da solo che in compagnia. Sono due modi di viaggiare diversi su cui potrei dilungarmi molto. Mi piace farlo in tutti e due i modi, dipende dal tipo di viaggio. Siccome di solito viaggio spedito, ho capito che più si è, più si va lenti. Al massimo si può viaggiare in 3, con amici collaudati, poi subentrano dinamiche diverse. Ho viaggiato tanti anni con Fabio Guglielmetti, socio storico del Vespa Club Piacenza. Una volta gli dissi: Fabio, tu sei l’unico che mi sta dietro! E lui: si, e ti sto anche davanti! Però il viaggio che ricordo con più piacere è quello a Capo Nord con Vittorio Zitun. Vittorio lo conosco dal 1999 e da subito abbiamo manifestato il desiderio di farci un viaggio assieme. Purtroppo le convergenze astrali si sono verificate solo nel 2016. E’ stato un bel viaggio: desiderato, sofferto, appassionato, avventuroso. Non ci siamo fatti mancare niente!

Raccontaci la tua più bella avventura/viaggio in vespa.

Il viaggio più bello è il prossimo. I viaggi passati restano nei ricordi. Ogni tanto li pensi, ma quello che deve ancora venire lo sogni, lo progetti, lo coccoli…poi lo vivi. In questo periodo sto cercando di organizzare una rievocazione del viaggio che fece Roberto Patrignani nel 1964 in occasione delle olimpiadi di Tokyo. Dato che nel 2020 i giochi si terranno ancora nella città del sol levante, mi piacerebbe ripercorrere le sue orme per portare un trofeo del Vespa Club Italia al comitato olimpico, in segno di amicizia.

Un messaggio personale al mondo del vespismo.

Non pensate, vespate!

Come prevedevamo, Fabio non è mai banale e ci ha regalato un interessante scorcio del suo mondo legato alla Vespa. Personalemente, quando penso a lui mi viene in mente la “Brennero-Marsala”, il viaggio che percorse in Vespa in 24h e che testimonia dell’inventiva e della simpatia di Fabio.

Come nota a margine, vi segnaliamo l’EUROAPE che l’Ape Club d’Italia, di cui Fabio è Presidente onorario, sta organizzando assieme allo staff Piaggio a Salsomaggiore (PR) dal 21 al 23 settembre!

 

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