Una Vespa a GPL!

Techno_Chimp/ Dicembre 3, 2021/ interviste, opinioni, recensione/ 0 comments

Per caso ho visto su Facebook una Vespa Cosa convertita ad alimentazione GPL, vediamo come funziona!

Sì, non una Cosa, ma una Vespa Cosa, perchè la Cosa è una Vespa, fatevene una ragione.

Dunque, l’altro giorno scorrendo uno dei tanti gruppi Facebook mi sono imbattuto nella foto di una Vespa Cosa grigia con la sella alzata. Sotto, nel vano portacasco, era alloggiata una bombola nera con riduttori e altro, che mi ha fatto subito intuire di cosa si trattasse, avendo avuto in gioventù una Renault Clio alimentata a GPL. Dapprima ho semplicemente condiviso per arricchire il nostro gruppo “Amici dei Monkeys” (ISCRIVETEVI!) ma poi ho fatto una ricerca su Google e ho pensato di approfondire con un articolo sul nostro sito.

Ma partiamo dalla chiaccherata con Luigino, proprietario della Vespa Cosa in questione!

Ciao Luigino, grazie per la tua disponibilità! Presentati e dicci un po’ qual’è il tuo rapporto col mondo Vespa..

Ciao a tutti, mi chiamo Luigino, ho 63 anni e vivo a Pordenone dal 1991. La prima Vespa su cui sono salito era la Faro Basso 1955 di mio padre, ma nel tempo ho avuto una Vespa 50N, una 50 Special 3 marce, scooter che ho usato durante la mia adolescenza. Nel 2002 ho acquistato una Bajaj Classic SL 150 e nel 2010 ho preso la Vespa Cosa proprio per montare l’impianto GPL che non era possibile installare sulla Bajaj.

Di quale modello di Vespa Cosa si tratta?

Parliamo di una Vespa Cosa CLX 125 usata, immatricolata nel 1995.

Quindi si tratta di una Vespa Cosa primo modello. L’hai usata con alimentazione classica prima di aggiungere l’alimentazione GPL?

No, non l’ho usata molto a benzina perchè l’ho acquistata proprio con il proposito di applicare l’impianto GPL, ma come un’automobile, posso scegliere se usarla a benzina o a GPL.

Da quanto dici si evince che il sistema a GPL per scooter fosse ancora in vendita nel 2010..

Sì, l’ho comprato direttamente dal CENTRO GAS di Vicenza, la ditta che commercializzava gli impianti della LOVATO, ovvero l’azienda che produceva materialmente il kit, dopo che i tecnici mi confermarono che era possibile l’installazione sulla Vespa Cosa.

Ecco un link per conoscere meglio l’azienda LOVATO. Dopo l’intervista a Luigino parleremo delle specifiche tecniche dichiarate negli articoli dell’epoca e dal preparatore BIKESTAFF, ma adesso ci interessa conoscere l’esperienza dell’utente.

Riesci a dirci che differenza avverti usandola a GPL?

Mi sembra non vi siano particolari differenze di potenza e consumi rispetto alla alimentazione a benzina. Con un pieno percorro circa 100 -120 km.

Sai dirci qualche aspetto specifico di questo kit?

Non sono un meccanico esperto e nemmeno un impiantista GPL, per cui mi affido ad un meccanico specializzato per la manutenzione. Da quel che posso vedere, oltre alla bombola c’è un piccolo serbatoio di acqua, grande come un bicchiere, che viene riscaldato tramite una serpentina attorno al collettore di scarico della marmitta. L’acqua calda serve ad aumentare la temperatura del riduttore di pressione che altrimenti potrebbe gelare e smettere di funzionare correttamente.

Sappiamo che le bombole GPL vanno sostituite ogni 10 anni, hai avuto problemi in tal senso dato che il kit non è più in produzione?

Sì, la bombola và sostituita per legge ogni 10 anni come nelle automobili e per fortuna sono riuscito a trovarne una NOS (New Old Stock) in Inghilterra tramite EBAY. Non è stato facile convincere il tecnico della Motorizzazione Civile a collaudarmi una bombola nuova ma prodotta nel 2007.

Quanto ti è costata, nel 2010, la conversione a GPL?

Mi era costata 420 euro escluso il montaggio.

Grazie mille per aver risposto alle mie domande Luigino!

 

Andiamo ora più nello specifico grazie agli articoli comparsi all’epoca sulle riviste di settore, in particolare sul dettagliato articolo comparso su 2Ruote nel novembre del 2002.

Agli inizi degli anni 2000 l’azienda LOVATO GAS di Vicenza, in collaborazione con il preparatore BIKESTAFF, mette a punto un kit per installare l’alimentazione a GPL sui motocicli e, dopo la necessaria approvazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, lo mette in vendita al prezzo di 250 euro. Purtroppo la circolare di approvazione del Ministero imponeva che la bombola fosse custodita all’interno di elementi di carrozzeria, ovvero non esposta direttamente. Questo fatto limitò l’utenza del kit di conversione praticamente solo agli scooter, che potevano offrire il vano portacasco sotto la sella, perfetto per il proposito.

Quindi ecco perchè tra le vespe entra in gioco la Cosa, che ha il vano e la batteria, mentre la Bajaj ha lo spazio occupato dal serbatoio tradizionale che, evidentemente per una qualche ragione non poteva essere rimosso totalmente a favore della bombola. La Circolare imponeva anche che i motocicli da trasformare non avessero potenza superiore ai 15 Kw e/o massimo 150cc di cilindrata.

Il kit è composto da un serbatoio a bombola di forma circolare grande circa come un casco e della capienza massima di 6,5 litri di gas liquefatto alla pressione di circa 10 bar, ma sfruttabile per motivi di sicurezza solo all’80%, ovvero per 5,2 litri regolati dalla multivalvola presente in cima al serbatoio stesso. E’ inoltre presente un riduttore di pressione che può essere accompagnato, non presente nella foto, da un piccolo contenitore di acqua riscaldata dalla serpentina attorno al collettore di scarico che ho menzionato prima. Abbiamo poi l’elettrovalvola e il commutatore per cambiare l’alimentazione da benzina a GPL e viceversa ed infine il miscelatore.

 

Ma come funziona?

In pratica il serbatoio viene installato nel vano portacasco della Vespa Cosa ed è in grado di immagazzinare circa 5 litri di GPL per circa 100 km di autonomia, con una perdita di potenza dichiarata del 7%. Così facendo si raddoppia, tra benzina e GPL, l’autonomia della Vespa.

Il gas viene prelevato dalla parte alta della bombola dove si trova già allo stato gassoso (in quanto la parte liquida, più densa, si trova sul fondo) e quindi parte del raffreddamento viene già dissipato nel serbatoio. Dalla bombola il gas passa al riduttore dove viene portato alla pressione atmosferica di 1 bar. L’espansione del gas genera un calo di temperatura, come in un comune frigorifero, che potenzialmente potrebbe congelare il riduttore stesso, motivo per cui viene applicato il riscaldatore ad acqua calda che sfrutta il calore generato dal collettore di scarico come farebbe un impianto automobilistico con il radiatore di raffreddamento del motore.

Il gas a pressione atmosferica si diffonde nella tubazione fino al miscelatore.

Il miscelatore è la parte più interessante a mio avviso. Praticamente è un breve tubo Venturi che ha il compito di miscelare l’aria con il GPL (bloccando il GPL in assenza di depressione) e dovendo essere montato a stretto contatto con il carburatore, deve essere disegnato per accoppiarsi specificamente col carburatore SI 20/20 H o comunque all’interno di un airbox ermetico per garantire la depressione. Purtroppo Luigino non ha foto che mostrino questo particolare e non se la sente di smontare il coperchio sopra il carburatore. Possiamo qundi azzardare che il miscelatore GPL sia fissato sopra il tubo Venturi del carburatore SI (un po’ come le “trombette” CNC che si trovano in commercio) e quindi che il carburante fluisca nel carburatore dove incontra l’olio 2T dell’altro miscelatore già presente (ergo: le vespe senza miscelatore non possono essere convertite). E questo è tutto! In effetti è abbastanza semplice.

Ma ora veniamo alla domanda che tutti vi state ponendo.

Ne vale (valeva) la pena?

Certo che no. Nè allora nè oggigiorno.

La questione è abbastanza semplice. Il consumo per km percorso di una vespa ed il costo del carburante non giustificano la conversione. Il risparmio ammortizza la spesa dell’impianto solo percorrendo più di 10.000 km, senza contare le spese di manutenzione, collaudo e sostituzione del serbatoio dopo 10 anni.

Il vantaggio potrebbe essere però quello di inquinare meno e poter circolare dove i mezzi euro 0 ed euro 1 sono ormai banditi, inoltre oggigiorno i distrubutori di GPL per autotrazione sono molto più diffusi di un tempo, come ci hanno dimostrato gli amici che hanno percorso la strada da Italia a Giappone (via Russia) e ritorno con un’auto ibrida a GPL.

Comunque sia, non mettetevi a cercare il kit, perchè è fuori produzione almeno dal 2019.

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